Il premio letterario la giara

COMUNICAZIONE DELLA TERNA FINALISTA

Il Premio Letterario Rai La Giara ha proclamato ieri, domenica 19 luglio, la terna finalista di questa IV edizione, risultato di una attenta e scupolosa selezione, nonché di una avvincente “gara” tra i sei scrittori da cui la terna vincitrice.
La premiazione si è svolta presso gli studi televisivi di Via Teulada, con la regia di Michele Guardì, e andrà in onda in seconda serata, venerdì 31 luglio.
A festeggiare gli scrittori emozionatissimi: Luigi De Siervo, Amministratore Delegato di Rai Com che bandisce il premio, Annalisa Bellini responsabile di Rai Eri, che a breve pubblicherà il libro vincitore; i Direttori delle sedi regionali Rai, tra cui Demetrio Crucitti (Calabria) e Giovanni Dettori (Sardegna) che hanno sostenuto le “loro” finaliste, insieme ai moltissimi che hanno affollato la sala, ascoltando le letture dai romanzi vincitori di Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio, l’omaggio di Pino Caruso a Pirandello dal palco del Teatro Argentina, ma soprattutto condiviso la sorpresa dei tre vincitori intervistati da Giancarlo Magalli che ha condotto la serata.


La giara d’oro è andata ad Alessandro Musto, trentanovenne di Torino con Via Artom. La Commissione Nazionale (Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti, Gian Arturo Ferrari, Paolo Mauri, Franco Scaglia, Marino Sinibaldi e il Laboratorio di scrittura creativa) lo ha ritenuto un romanzo capace di interrogare il nostro tempo confrontandosi con un passato eroico e gli ha aggiudicato la vittoria con queste motivazioni:

L’autore, grazie a un profondo senso della circolarità del tempo, riesce ad accompagnare il lettore in un confronto tra due epoche, in una Torino maestosa e proletaria, crocevia tra vecchio e nuovo. Due vicende parallele, quella dell’eroe della Resistenza, Emanuele Artom, e quella di tre giovani della Torino di oggi, si intrecciano mettendo a confronto due modi profondamente diversi di vivere l’impegno sociale: dal sacrificio della propria vita in nome della libertà, al miraggio di una società multietnica finalmente integrata.


Il romanzo vincitore vede Torino protagonista, una città maestosa, con le sue orribili periferie e la sua rassicurante architettura sabauda; una città in cui i sogni di liberazione partigiana e quelli di riscatto sociale si sovrappongono sul piano temporale e si confrontano, misurandosi con una nuova e forse impossibile declinazione dell’impegno civile.

La giara d’argento è andata a Francesca Veltri, trentanovenne, calabrese, con Edipo a Berlino, un romanzo in cui il protagonista, Karl, è costretto a misurarsi con il bene e il male assoluto, ma anche con la pietà e la coesistenza di odio e amore, il controllo sociale e la capacità, o l’incapacità, dell’individuo di sottrarsi all’omologazione culturale. La trasformazione radicale di Karl, capace di pacificare dentro se stesso quello che è stato e quello che è diventato, ha convinto la Giuria che ha così motivato la sua scelta:

L’autrice, attraverso il racconto della crisi di identità di un giovane militante del terzo Reich che scopre e accetta con coraggio la sua origine ebrea, riesce a raffigurare la drammatica conflittualità che si cela dietro scelte astrattamente ideologiche. La vicenda individuale del protagonista si inserisce in un quadro di valori forti, che si perpetuano nella storia, con cui ogni uomo, novello Edipo, dovrà fare i conti per inserirsi nel suo tempo.


La giara di bronzo è andata a Erika Bianchi, trentanovenne toscana, con Il rischio dell’inverno, una storia che vede una donna ormai sessantenne, alle prese con il suo difficile passato. Nata per la passione di una notte da una madre giovanissima e inconsapevole, i rifiuti che questa nascita accende successivamente, minacceranno di sigillare in un perenne inverno il cuore di Isabelle. Per questa capacità di mettere a nudo il cuore di una donna, la Commissione Nazionale l’ha premiata con queste motivazioni:

Con una scrittura capace di raccontare l’atmosfera della provincia toscana degli anni quaranta, spingendosi poi fino ai giorni nostri, l’autrice ci delinea il ritratto di una donna che rifiutata dal padre, sarà a sua volta incapace di vivere la maternità e di dare affetto alle sue figlie. Attraverso il diario lucido e pungente di una memoria interiore, scopriamo la complessa realtà di legami familiari che a volte creano ferite indelebili e rivelano rimosse fragilità.


Agli altri tre finalisti, Maria Vittoria Ferranti, con Diario di uno spacciatore medio, Davide Mangili con Turnacà e Lorenzo Spanò con La maledizione capitale, vanno i nostri migliori auguri e la certezza che l’attenzione che il premio ha destinato ai loro romanzi, gli darà modo comunque, di continuare il cammino intrapreso con la scrittura. A tutti gli altri aspiranti scrittori, che non abbiano superato i 39 anni e che abbiano un romanzo inedito nel cassetto, è destinata la V edizione del Premio Rai La Giara, che come ormai è consuetudine comincia già oggi all’indomani della premiazione e i cui termini scadranno il 31 dicembre 2015. A passare il testimone ad Alessandro Musto, c’era Roberto Moliterni, che aveva vinto un anno fa la giara d’oro con il suo Arrivederci a Berlino est, e che dopo un anno assai importante per il suo libro, gli cede dunque il podio. La IV edizione si chiude quindi all’insegna di una grande affermazione del premio, capace ancora una volta di dare voce a realtà narrative molto diverse e mostrarsi interprete del rapporto creativo che intercorre tra realtà e territorio.



COMUNICAZIONE DELLA SESTINA FINALISTA

Il Premio Rai la Giara è giunto alla sua ultima fase di selezione. La Commissione Nazionale composta da esperti del mondo dell’editoria e della cultura: Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti, Gian Arturo Ferrari, Paolo Mauri, Franco Scaglia, Marino Sinibaldi (gli ultimi due entrambi assenti per motivi di salute, ma che hanno comunicato il loro voto al Presidente e al Segretario della riunione) e il Laboratorio di scrittura creaativa di Rai Eri, si è riunita per individuare dai 42 romanzi semifinalisti, la sestina da cui emergerà la terna vincitrice.

La Commissione nazionale ha raccolto il testimone dalle Commissioni regionali che avevano precedentemente individuato tra tutti i romanzi pervenuti, 2 romanzi per ciascuna regione. Un lavoro quello delle Commisisoni regionali particolarmente lungo e complesso in questa IV edizione che ha visto la partecipazione di 1.560 aspiranti scrittori.

Il premio si conferma un osservatorio attento alle scritture giovanili e la grande quantità di romanzi giunti ci hanno permesso di verificare una tendenza generale per questa generazione di autori trentenni, che sono stati quelli che più hanno risposto al premio.

Dai loro romanzi è emersa la necessità di confrontarsi con la storia e con l’impegno civile che questa ha comportato; altri hanno affrontato il presente e le sue contraddizioni, la vita in provincia o la marginalità delle città con le difficoltà che si sono andate strutturando negli ultimi anni: la multietinicità, le vite precarie, la disoccupazione, la disgregazione sociale. Anche le storie di genere più intimista e familiare sono state per lo più proiettate in un contesto storico compreso fra gli anni trenta e i novanta.


Questa la sestina della IV edizione del Premio Rai La Giara
(pubblicata in ordine alfabetico per autore)

Il rischio dell’inverno, di Erika Bianchi, nata a Pisa nel 1975. Sede di residenza: Toscana.

Sinossi: Isabelle, alla morte del padre rievoca la sua vita segnata da un’infanzia infelice. Nata per sbaglio da una madre giovanissima, viene poi affidata al padre che la rifiuta. Segnata dalla ferita del rifiuto, diventerà lei stessa incapace di dare affetto alle figlie marta e Cecilia. Una narrazione che procede a ritroso in un paesino alle porte di Firenze, dove la bicicletta e Bartali rappresentano il culto epico di una generazione. I ricordi di Isabelle e di altri personaggi, tessono la trama a più voci di infanzie segnate da genitori incapaci di affetto e impegnati a vivere i ruggenti anni 70.


Diario di uno spacciatore medio, di Maria Vittoria Ferranti, nata a Roma nel 1978. Sede di residenza:Sardegna.

Sinossi: Cinque trentenni, tra cui una ragazza, Paulette, trascinano la loro vita in una cittadina di provincia sarda. Non si pongono nessuna meta, consumano droga, mettendosi al riparo da tutto in questa loro piccola comunità legata al suo interno da un affetto profondo. Quando uno di loro sarà obbligato a restare in casa, il gruppo si disgrega e la più fragile di loro si lascerà morire. La sua morte offrirà al gruppo una sorta di “redenzione”.


Turnacà, di Davide Mangili, nato a Trescore Balneario (Bergamo) nel 1984. Sede di residenza:Lombardia.

Sinossi: La storia del grande amore che lega una madre anziana, contadina, Lisetta, e il figlio Angelo, partito per la guerra, prima in Albania e poi sul fronte russo. L’attesa del ritorno di Angelo, scandisce i ricordi di Lisetta che ricostruisce i tempi felici del suo matrimonio, quando insieme al marito ormai scomparso, faticava nei campi in una vita semplice e piena di pacata dolcezza. Nel racconto i ricordi si intrecciano a quelli di Angelo in cammino verso casa. Un ritorno che non avverrà, negato dalla morte che lo sorprende sfinito tra la neve.


Via Artom, di Alessandro Musto, nato a Torino nel 1976. Sede di residenza: Piemonte.

Sinossi: La storia di tre giovani nella Torino di oggi: Enrica, stravagante fotografa, Fabio, un pigro impiegato in attesa di una svolta nella sua vita, Tarik, giovanissimo immigrato clandestino che spera in un riscatto. Fabio ed Enrica si incontrano casualmente in Via Artom, nella periferia operaia della città, ma sarà la vecchia casa di Via Sacchi dove vive Enrica, fulcro dell’antifascismo torinese, a diventare il loro punto di unione, il luogo dove poter realizzare i loro progetti. La vita dei tre si intreccia a quella di Emanuele Artom, vissuto nella grande casa e morto da eroe nella Resistenza, in un gioco di sovrapposizioni e impegno civile seppure in due diverse epoche storiche.


La maledizione capitale, di Lorenzo Spanò, nato a Leidschendam (Paesi Bassi) nel 1979. Sede di reseidenza: Lazio.

Sinossi: Adriano Tancredi, musicista fallito e tuttofare del celebre Maestro Vanacore, viene seppellito in un giorno di pioggia battente. È lui stesso a raccontarlo dall’aldilà. La sua storia, complicata fino alle estreme conseguenze, comincia con la scomparsa della sua amante violinista Jasmine Clark, seguita dalla morte di Vanacore, massone dedito all’acool e alle droghe, per il quale entrambi lavoravano. All’ispettore Mellia, a cui il caso è affidato, toccherà addentrarsi nella corte dei sordidi personaggi che attorniavano Vanacore legati alla ben più popolosa e sordida comunità romana composta da generone, artisti decaduti, potenti che mantengono il potere alleandosi alla più violenta criminalità.


Edipo a Berlino, di Francesca Veltri, nata a Pisa nel 1976. Sede di residenza: Calabria.

Sinossi: Storia del drammatico conflitto di identità vissuto da Karl, giovane figlio della buona borghesia tedesca legata al terzo Reich, che nella notte dei Cristalli vede capovolta la sua vita da due espisodi sconvolgenti: l’omicidio che lui stesso compie con efferatezza contro un ebreo, e la successiva traumatica scoperta di non essere ariano, ma di origine ebrea. Da quel momento Karl diventato Stefan, sarà esiliato in Polonia dove a Varsavia, con consapevolezza crescente, cercherà di integrarsi nella comunità ebrea, fino a battersi nei giorni dell’insurrezione del ghetto. In un mondo devastato dalla morte, Stefan si trasformerà in un uomo compassionevole, capace di pacificare dentro se stesso quello che è stato con quello che è diventato.

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