Daniele Semeraro
Na’ jé m’ - Non è Adesso

Anno Edizione: 2014 Puglia, anni ’80. Un ragazzino appena dodicenne scruta ossessivamente il padre divorato dalla depressione, nel tentativo di proteggerlo da se stesso. La famiglia materna, solida e contadina, cerca, attraverso il proprio affetto silenzioso e il lavoro dei campi con il suo ritmo ripetitivo e rituale, di attenuare la solitudine dolorosa di quest’uomo.

Daniele Semeraro nasce a Locorotondo nel 1977. Chitarrista autodidatta, prima di dedicarsi alla prosa, ha composto brani musicali. Nel 2011 ha pubblicato Scrivere polvere, Lupo editore. A settembre è in uscita il suo secondo romanzo, Nel segno di Caballero, Lupo Editore, con la prefazione di Shel Shapiro. A luglio 2014 ha vinto il Premio Rai La Giara con Na’ j’ m’- Non è adesso. Vive a Firenze.

Sono passati vent’anni per Daniele, vent’anni dall’estate del 91, la più maledetta che io ricordi, in cui suo padre, l’amaro Pasquale, si era allontanato da casa senza dare traccia di sé, per farvi ritorno molti giorni più tardi e solo dopo un ricovero in ospedale, salvato in extremis da un drammatico tentativo di suicidio.

Una famiglia semplice, padre imbianchino precedentemente immigrato a Torino come quasi tutti i suoi fratelli, una madre molto giovane sempre indaffarata nella casa di campagna dove trascorrono i lunghi mesi estivi, spersa tra le masserie e la macchia tra Cisternino, Ostuni, Ceglie Messapica e Martina Franca dove abitano d’inverno.

Lì mio padre cominciò a diventare la mia disperazione, dichiara Daniele riandando a quel periodo in cui lui appena 14enne doveva fare i conti con l’ansia e lo spavento di non poter perdere di vista nemmeno un momento suo padre, mangiato da una depressione che lo rendeva amaro, silenzioso e prigioniero di una tristezza che non riusciva a spiegare neppure alla amata moglie nelle notti estive, mentre Daniele, nascosto nel buio e insonne, cercava di ascoltare quelle conversazioni sempre più laconiche.

Questo dialogo impossibile, rincorso invano per tutta l’infanzia, sedimentato per vent’anni, è scritto con un linguaggio poetico e profondo, che riesce a rendere vivo tutto il contesto agricolo ricco di affetti e riti in cui vive la famiglia di Daniele. La ricostruzione della memoria familiare si spinge fino agli anni giovanili, quelli che precedono la nascita di Daniele, e che vedono suo padre a Torino, molto più spensierato, appassionato di musica italiana, capelli lunghi sulle spalle e camicie a fiori.

I riferimenti alla musica tra gli anni 60 e 80 sono continui e si inseriscono nel racconto togliendogli a volte vigore, mentre resta molto interessante il modo in cui, con il passare degli anni, i momenti bui della Storia della Repubblica entrano nella vita di questa famiglia, intrecciandosi con il progressivo incupirsi del giovane Pasquale.

Le immagini dei suicidi dopo lo scoppio di Tangentopoli sembrano parlare solo a Pasquale, che sempre più preda della sua solitudine si aggira come un sopravvissuto tra i suoi tre figli, la moglie e i genitori di lei, due personaggi “eroici” di un’antica e nobile classicità contadina.

Sono loro che dettano i ritmi della vita in campagna a tutta la numerosissima famiglia di fratelli, cugini, sorelle e zii, tutti occupati nella vendemmia; nella preparazione della salsa di pomodoro; la raccolta delle mandorle; i riti della cucina saporitissima e fragrante del Salento.

Tutti stretti attorno alla sofferenza di Pasquale, per mitigarla con la loro presenza, il lavoro, le cene e i pranzi consumati sotto il portico.

Vuoi saperne di più su Daniele Semeraro? Visitando il suo sito troverai i libri che ha pubblicato prima di vincere il Premio la Giara con Na’ jé m’ - Non è Adesso ; un bel booktrailer per Scrivere polvere; la rassegna stampa e i contributi ai suoi romanzi e i prossimi appuntamenti che lo riguardano.


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Giudizio della commissione Una scrittura di grande qualità e spessore, pervasa di sensualità e viva conoscenza del contesto che racconta senza cedere mai allo psicologismo. Ed è proprio la narrazione di questo tessuto sociale agricolo e mitico la forza di questo romanzo che riesce a restituirci un Sud arcaico ancorato alla terra, nonostante il processo di industrializzazione che avanza nel paese.